Il fatto: parlamentari in piazza mentre alcuni gruppi attaccano le istituzioni
ROMA/TORINO - Quello che doveva rimanere un episodio di cronaca cittadina è diventato un caso politico nazionale. La partecipazione di parlamentari ed esponenti di partiti di sinistra alla manifestazione per il centro sociale Askatasuna a Torino, degenerata in violenti scontri, ha scoperato un duplice standard etico che interroga la credibilità dell'intera classe politica.
La sequenza degli eventi
Manifestazione di sostegno al centro sociale Askatasuna. Tra i partecipanti, parlamentari ed esponenti di partiti di sinistra. La protesta degenera in scontri violenti con le forze dell'ordine.
Le immagini delle violenze fanno il giro dei media. Emerge la presenza di rappresentanti politici. Inizia il dibattito sulla legittimità di tale partecipazione.
Informativa ufficiale alla Camera dei Deputati. Il dibattito si polarizza tra chi condanna la presenza politica alle manifestazioni violente e chi la difende come espressione di solidarietà.
La presenza politica in piazza
Tra le migliaia di partecipanti alla manifestazione, le cronache e le successive indagini parlamentari hanno evidenziato la presenza di:
Esponenti di partiti di sinistra presenti in aula parlamentare, che hanno scelto di partecipare fisicamente alla manifestazione.
Eletti di opposizione a livello regionale e comunale che hanno marciato nel corteo.
Personaggi pubblici e intellettuali vicini all'area politica di sinistra che hanno aderito alla protesta.
Il doppio standard in evidenza
| CIÒ CHE PREDICANO | CIÒ CHE FANNO |
|---|---|
| "Rispetto per le istituzioni democratiche" | Partecipano a manifestazioni che contestano violentemente le decisioni istituzionali |
| "Condanna di ogni forma di violenza" | Presenziano a cortei che degenerano in scontri, vandalismi, aggressioni |
| "Legalità e stato di diritto" | Legittimano chi considera lo sgombero di un immobile occupato abusivamente come "resa dei conti con lo Stato" |
| "Dialogo e mediazione" | Sostengono forme di protesta che escludono a priori il dialogo con le istituzioni |
Il dibattito politico: due verità incompatibili
La posizione della maggioranza:
Il governo e la maggioranza parlamentare hanno condannato senza mezzi termini la presenza di parlamentari alla manifestazione. La critica si basa su un principio fondamentale: chi rappresenta le istituzioni non può legittimare chi le attacca. Partecipare a una manifestazione che poi degenera in violenza significa, di fatto, condividere la responsabilità morale per ciò che accade.
La difesa dell'opposizione:
I parlamentari coinvolti e i leader dell'opposizione hanno replicato sostenendo due punti: primo, che la loro presenza era pacifica e volta a sostenere una causa legittima; secondo, che le violenze sarebbero state provocate da una gestione eccessivamente aggressiva dell'ordine pubblico. Una difesa che, però, non spiega perché non abbiano lasciato il corteo quando sono iniziati gli scontri.
L'ipocrisia rivelata
1. Doppio linguaggio
In aula condannano la violenza, in piazza la legittimano con la loro presenza. Un linguaggio per le istituzioni, un altro per la strada.
2. Doppia lealtà
Giurano fedeltà alle istituzioni ma solidarizzano con chi le considera nemiche. Un doppio senso politico pericoloso.
3. Doppia giustizia
Chiedono legalità per tutti ma giustificano l'illegalità quando fa comodo alla propria agenda politica.
Le conseguenze: oltre Torino
- Accelerazione del decreto sicurezza: Il governo ha annunciato l'introduzione di norme più severe, tra cui il "fermo preventivo" per prevenire disordini durante le manifestazioni.
- Tensione istituzionale: Scontri verbali in Consiglio Regionale del Piemonte, con sedute sospese a causa della bagarre politica.
- Crisi di credibilità: L'immagine della sinistra come garante della legalità e dello stato di diritto emerge gravemente compromessa.
- Polarizzazione del dibattito: La frattura tra istituzioni e movimenti di protesta si approfondisce, con i parlamentari che dovrebbero mediare invece schierati da una parte.
LA NOSTRA ANALISI: il confine che non si può varcare
Il caso dei parlamentari di sinistra alla manifestazione di Askatasuna non è semplicemente un episodio di cronaca politica. È il sintomo di una morale che attanaglia una parte della nostra classe dirigente.
Il primo errore: confondere i ruoli
Un parlamentare non è un cittadino qualsiasi. Ha giurato fedeltà alla Repubblica, rappresenta lo Stato, incarna le istituzioni. Quando scende in piazza non lo fa come privato cittadino, ma come rappresentante delle istituzioni che sta contestando. È un corto circuito logico e morale inaccettabile.
Il secondo errore: la complicità passiva
Anche ammesso che la loro intenzione fosse pacifica, la loro presenza ha offerto copertura politica a chi invece aveva intenzioni violente. Hanno fatto da scudo umano, sia fisico che mediatico, a teppisti e violenti. Quando hai visto che la situazione degenerava, dovevi andartene. Non l'hanno fatto.
Il terzo errore: il danno alla democrazia
La democrazia vive di regole e confini. Il confine tra dissenso legittimo e violenza illegittima deve essere netto. Quando i rappresentanti delle istituzioni lo confondono, diventa un messaggio devastante per la società.
LA DOMANDA CHE NESSUNO FA
Se una manifestazione di destra fosse degenerata in violenze analoghe, con aggressioni a forze dell'ordine e danni alla città, questi stessi parlamentari avrebbero partecipato? Avrebbero difeso il diritto di manifestare? Avrebbero accusato la polizia di eccessi?
La risposta è ovvia. E in questa ovvietà sta tutta l'ipocrisia del doppio standard.
La sinistra italiana ha una lunga tradizione di difesa dello stato di diritto, della legalità, delle istituzioni democratiche. Ma episodi come questo la stanno trasformando in un ossimoro vivente: la sinistra anti-istituzionale. Una contraddizione che rischia di svuotare di senso la sua stessa ragion d'essere.
Torino dovrebbe essere un monito. Non solo per la sinistra, ma per tutta la classe politica. Esiste un confine che non si può varcare: quello tra il rappresentare lo Stato e l'attaccarlo. Tra il dissentire democraticamente e il legittimare la violenza. Tra il fare politica e il fare demagogia.
Predicare il rispetto delle istituzioni mentre si sfila con chi le aggredisce non è coerenza. È ipocrisia. E l'ipocrisia, in politica, è il veleno più subdolo perché uccide la fiducia, che è il fondamento stesso della democrazia.
Conclusioni: una lezione per la politica italiana
Gli eventi di Torino e la successiva bagarre parlamentare ci consegnano una fotografia impietosa della politica italiana. Mostrano una sinistra che ha smarrito il confine tra opposizione democratica e conflitto istituzionale, tra dissenso e delegittimazione.
Il vero danno non è nelle vetrine rotte o negli scontri di piazza. Il vero danno è nella perdita di credibilità di chi dovrebbe essere garante delle regole democratiche. Quando i custodi diventano complici, il sistema è in pericolo.
La lezione che dovrebbe emergere da questa vicenda è semplice ma fondamentale: in democrazia, ci sono confini che non si possono varcare. La violenza non è mai uno strumento legittimo di protesta. E chi rappresenta le istituzioni non può, per nessuna ragione, legittimare chi le attacca.
La politica italiana ha bisogno di ritrovare il senso del limite. Perché senza limiti, non c'è democrazia. Solo caos.
Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2026 - 12:30